Esiste una tradizione “Caporale”, non è vero?
Mio padre, falegname ed ebanista, si dedicava alla pittura e alla scultura, lavorando essenzialmente il legno. A sua volta, ha appreso la scultura nel laboratorio del padre: mio nonno praticava lo stesso mestiere, ma in un’altra sede. Questa è la seconda ubicazione: io ho lavorato in entrambi gli spazi e ho iniziato ad osservare mio padre mentre scolpiva. Lentamente, quando poi ha smesso completamente la sua attività, ho continuato a testimoniare il suo operato. Mio figlio per ora sta in bottega ad apprendere soprattutto il lavoro di ceramica.
Lei tratta molti materiali: la ceramica, il plexiglass, la terracotta, lo smalto, il legno, il vetroresina ecc: quale è il suo rapporto con la materia?
Ho realizzato una porta in vetroresina ignifuga il cui progetto è in legno che sembra bronzo per la Chiesa di Porto Salvo nelle vicine campagne. Alla porta precedente in legno avevano cercato di appiccare il fuoco: il vetroresina allontana questo pericolo. Il mio rapporto con la materia è fisico, di amore e odio; quando si lavora il legno bisogna darci proprio dentro, ci sono il sudore e la fatica, ma le soddisfazioni sono tante.
E la terracotta?
Mi inoltro nel retrobottega e Caporale mi mostra una scultura in lavorazione rappresentante il tema per lui ricorrente di San Giorgio in lotta con il drago e anche uno degli ultimi prodotti dedicato al personaggio che regge la Sicilia, Colapesce.
La fotografia è una strategia di fuga?
Si. Con ciò non voglio dire che è solo questo, ma lo è certamente, come ogni mezzo che permette di esprimere la propria creatività. |
Quali sono i temi ai quali più frequentemente si ispira?
Sono affascinato dal tema di San Giorgio con il drago e anche questa predilezione mi proviene da mio padre. La mia famiglia è originaria di Pizzo e un’antica tradizione locale voleva che si tramandasse il nome di Giorgio che è infatti il nome di mio figlio. Con la materia, la scultura in particolare, il rapporto è tridimensionale: è il racconto che da solo si svolge e si snoda sotto gli occhi.
Il drago è essenzialmente un guardiano severo o un simbolo del male e delle tendenze demoniache.
E’, in effetti, il guardiano dei tesori nascosti, e come tale, l’avversario che deve essere vinto per avervi accesso. In Occidente è il guardiano del Vello d’oro e del giardino delle Esperidi. Il drago come simbolo demoniaco in realtà s’identifica col serpente. La figura di Cristo è talvolta rappresentata mentre schiaccia con i piedi un drago.
Ho l’abitudine di spaziare sia per quanto riguarda i materiali che per le tematiche. In questo periodo, m’ispiro ai segni zodiacali, soggetto che riproduco su piatti monocromi che devono essere finiti, ne mancano due o tre, per fare una collezione completa. L’anno scorso ho allestito una mostra proprio sui segni zodiacali ma su opere grafiche 70x100: durante la mostra che s’intitolava "Nel segno dello zodiaco 12 di-segni di Francesco A. Caporale" si è svolta una festa. Questo vecchio progetto risaliva agli anni ’80; i disegni fanno parte del World Museo Brindelli swatch collection, a Milano.
Spazio molto nell’arte sacra: ho realizzato una serie di lavori dedicati ai Fioretti di San Francesco d’Assisi, mi sono ispirato a San Francesco di Paola, creando un’opera abbastanza grande, il braciere di San Francesco, un’opera unica realizzata in legno di tiglio e rame tutto tondo alta 1 metro e 70.
L'opera ha aperto ufficialmente nella nuova basilica di San Francesco a Paola il cinquecentenario della morte con l'accensione del fuoco nella conca fatta di rame. Il braciere rappresenta un albero di ulivo longevo e forte come la vita del santo, le cui radici affondano nel mondo; il mondo a sua volta è sostenuto dalle nuvole mentre sull'estremità dei rami è posta una conca di rame dove si accende un fuoco simbolo della fede. Il braciere è stato protagonista di una maratona che lo ha visto protagonista presente in tutte le parrocchie a lui dedicate che ne hanno fatto richiesta. Il braciere veniva portato a spalla dai giovani, mentre il premio braciere di San Francesco è una piccola scultura in ceramica che viene data alle personalità che si sono distinte durante l'anno. Ad esempio, in passato è stato donato alla Dott.ssa Amalia Bruni, collaboratrice di Rita Levi Montalcini, per la ricerca sull'alzheimer e al vescovo di Locri-Gerace, Mon. Morosini.Quali sono i temi ai quali più frequentemente si ispira?
Sono affascinato dal tema di San Giorgio con il drago e anche questa predilezione mi proviene da mio padre. La mia famiglia è originaria di Pizzo e un’antica tradizione locale voleva che si tramandasse il nome di Giorgio che è infatti il nome di mio figlio. Con la materia, la scultura in particolare,il rapporto è tridimensionale: è il racconto che da solo si svolge e si snoda sotto gli occhi.
Il drago è essenzialmente un guardiano severo o un simbolo del male e delle tendenze demoniache.
E’, in effetti, il guardiano dei tesori nascosti, e come tale, l’avversario che deve essere vinto per avervi accesso. In Occidente è il guardiano del Vello d’oro e del giardino delle Esperidi. Il drago come simbolo demoniaco in realtà s’identifica col serpente. La figura di Cristo è talvolta rappresentata mentre schiaccia con i piedi un drago.
Ho l’abitudine di spaziare sia per quanto riguarda i materiali che per le tematiche. In questo periodo,m’ispiro ai segni zodiacali, soggetto che riproduco su piatti monocromi che devono essere finiti, ne mancano due o tre, per fare una collezione completa. L’anno scorso ho allestito una mostra proprio sui segni zodiacali ma su opere grafiche 70x100: durante la mostra che s’intitolava "Nel segno dello zodiaco 12 di-segni di Francesco A. Caporale" si è svolta una festa. Questo vecchio progetto risaliva agli anni ’80; i disegni fanno parte del World Museo Brindelli swatch collection, a Milano.