Primi accertamenti sulla nave ritrovata al largo di Cetraro. E prime polemiche. Attraverso il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, è stata diffusa la notizia che i rilevamenti effettuati dall’imbarcazione “Oceano”, inviata dal Governo, ha escluso che il relitto nel mare calabrese sia riconducibile alla Cunsky, inoltre, non è stata rilevata radioattività fino a 300 metri. Un sopralluogo che – come è stato detto dallo stesso ministro – non esclude che il mercantile inabissato sia una delle cosiddette “navi dei veleni”. Gli accertamenti iniziati nei giorni scorsi proseguono, intanto, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e il Reparto ambientale marino della Guardia costiera. Il ministro Prestigiacomo ha tenuto a dire attraverso una nota che, in casi come quello della nave affondata a Cetraro, in seguito alle dichiarazioni rese dal pentito di ‘ndrangheta, Fonti, nell’inchiesta in cui s’ipotizzano reati legati ai legami fra criminalità organizzata e smaltimento rifiuti radioattivi, è necessaria molta prudenza e responsabilità perché senza riscontri attendibili si rischia di creare solo allarmismi che creano ripercussioni e danni per la Calabria.
A queste parole pronunciate dal ministro dell’Ambiente, risponde in modo altrettanto diretto il Governatore della Regione, Agazio Loiero. Il presidente, insomma, ha tenuto a precisare che ai calabresi non interessa tanto sapere se il relitto della nave sia quello di cui ha riferito il pentito di mafia o meno, quanto accertare il contenuto dei fusti ritrovati nella stiva. L’importante è sapere se c’è pericolo o meno per la salute di tutti i cittadini. <Solo escludendo definitivamente che la nave nasconda al suo interno un carico di scorie radioattive la gente si potrà tranquillizzare e l’economia legata al mare potrà ripartire>, ha fatto sapere Loiero, <i risultati intermedi lasciano il tempo che trovano e non fugano, purtroppo, le preoccupazioni>.
La questione della “nave dei veleni” è purtroppo diventata oggetto di bagarre politiche come spesso accade nel nostro paese.
La popolazione vuole sapere la verità. Capire se esiste il rischio per la propria salute e quali provvedimenti prendere per tutelarsi. Strettamente connessa alla questione smaltimento rifiuti tossici in mare, è quella legata ai veleni insabbiati nei terreni presso Aiello Calabro e vicino il greto del fiume Oliva. Non si possono negare purtroppo i tanti decessi per tumore e i casi di aumento degli stessi. Fatti che hanno indotto l’Arpacal a fare una serie di controlli in quelle zone dove, secondo alcune testimonianze, sarebbero stati seppelliti i carichi tossici contenuti nella nave Jolly Rosso, arenata sulla costa di Amantea nel’90 sul Tirreno cosentino, vicino Aiello Calabro.
di Angela Mendicino