Chissà dove sta la verità nella faccenda “nave dei veleni”. Un po' come tentare di sollevare il velo di Maya o mettere dei punti luce nella caverna platonica, dove la realtà sembra essere diversa da quella che appare. La realtà restituita dalle indagini effettuate dicono che non è la motonave di cui ha parlato il pentito Fonti, la Cunsky, con il suo carico di rifiuti tossici, quella ritrovata a Cetraro. Questo l'accertamento scaturito dalla nave “Oceano”, inviata dal Governo, con tanto di robot che ha escluso la presenza di radioattività nelle profondità del mare calabrese. Il ministro all'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, portavoce dei risultati delle perizie, ha fatto sapere che quella ritrovata nelle acque di Cetraro era in realtà una nave risalente alla Seconda guerra mondiale.
A quanto pare si è trattato di un falso allarme. Pare.
Sicuro è però il danno che comunque la faccenda ha causato alla già colpita economia calabrese. I pescatori sono scesi in piazza, chiesto udienza e sostegno ai sindacati, hanno manifestato contro l'eco scaturito dall'inchiesta in seguito al ritrovamento del relitto affondato. In molti, infatti, hanno smesso di acquistare prodotti ittici. Diversi gli esercizi commerciali chiusi. Un danno ingente per un paese come Cetraro sul Tirreno cosentino che dei proventi dell'attività ittica, viveva.
“La nave e il conseguente probabile inquinamento sono li da vent'anni, eppure, il pesce del nostro mare si è sempre mangiato e niente ha fatto finora pensare a contaminazioni, dovremmo essere tutti defunti o malati”. Queste le polemiche sollevate dai pescatori.
A tal proposito Fare Ambiente ha incontrato rappresentanti parlamentari e istituzionali per ottenere un provvedimento a sostegno delle categorie più colpite, del settore ittico, agricolo e turistico.
Altra realtà indiscutibile è l'aumento di tumori nelle zone che sarebbero state usate come discariche abusive di rifiuti tossici. Amantea (dove negli anni Novanta si è arenata la Jolly Rosso che avrebbe contenuto scorie radioattive insabbiate nel terreno di Serra San Bruno), i vicini territori di Aiello Calabro, le zone del fiume Oliva, sono state negli ultimi anni colpite da gravi lutti avvenuti in seguito a malattie tumorali. In Molti sono stati colpiti, anche giovani, con frequenza preoccupante.
Tanto da convincere – dopo vent'anni - l'Arpacal ad effettuare controlli in queste zone.
A tal proposito finalmente la Calabria sembra avere alzato la testa e ha chiesto l'invio di una equipe medico-scientifica sul posto, per la cura e la prevenzione dei tumori per evitare la migrazione sanitaria e conseguente spesa economica, richieste legittime sollevate da Fare Ambiente e rivolte ai Parlamentari.
Anche l'onorevole, Angela Napoli del Pdl e componente della Commissione parlamentare antimafia, si è spogliata dei panni di politico per rivolgere domande sulla questione nave dei veleni. “La 'ndrangheta trae molti dei suoi profitti dallo smaltimento illecito dei rifiuti tossici e per farlo riesce a trovare la complicità di politici e istituzioni”, queste le parole dell'onorevole.
Parole che sintetizzano il reale problema dell'inquinamento in Calabria: la connivenza reiterata negli anni fra mafia e politica.
La situazione “navi dei veleni” non è un capitolo chiuso. Il legale del pentito Francesco Fonti, infatti, ha espresso la sua volontà a parlare davanti ai magistrati sulla presenza certa di residui tossici in mare e che ci sono almeno tre navi affondate nelle acque di Cetraro.
di Angela Mendicino