Emigranti in viaggio |
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E' pur vero che i calabresi che emigravano non erano certo colti, istruiti e dai modi forbiti. Erano “cafoni” che rappresentavano ne più ne meno quella che era l’Italia del tempo. Gli analfabeti nel 1860 rappresentavano il 78 % della popolazione italiana nel complesso, percentuale che scese al 36 % nel 1920. I calabresi se non erano con percentuali più alte della media nazionale, erano certamente nella media. Quindi tre emigranti calabresi su quattro erano analfabeti, o forse quattro su quattro poiché, chi aveva un minimo di istruzione, all’epoca, aveva maggiori possibilità di trovare lavoro, anche come scrivano per chi partiva e per leggere e scrivere le lettere agli emigrati, che a loro volta si affidavano ad altri scrivani per comunicare con le famiglie rimaste nei paesi popolati quasi solo da vecchi, donne e bambini. |
A questo proposito è interessante leggere quanto riportato da un giornale di New York nel 1890, nel corso di una inchiesta sull’immigrazione.
"Che cosa facevate in Italia?"
"Il contadino".
"Sapete leggere e scrivere l'italiano?"
"No, signore".
"Quanto guadagnavate al giorno?"
"Dieci soldi e il nutrimento".
"Il nutrimento era bastevole per voi e la vostra famiglia?"
"Il nutrimento era per me solo; la mia famiglia viveva sui dieci soldi".
"Naturalmente avevate l'alloggio gratis?"
"No, dovevo alloggiarmi a mie spese".
"Quando siete sbarcato avevate denaro?"
"Nemmeno un soldo".
"Possedete almeno qualche oggetto di valore?"
"Non possiedo nulla"
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