Una volta fuori della chiesa, conviene salire a sinistra, per via Gian Vincenzo Gravina
(letterato, giurista, filosofo, fondatore dell'Aracadia, nato a Roggiano, in provincia di Cosenza,
il 1664 e morto a Roma nel 1718 tra le braccia del suo pupillo, il Metastasio). Dopo la breve ascesa,
superato il cinquecentesco palazzo "Persiani" (già Ferrari), abitazione del patriota, poeta e psichiatra
Biagio Miraglia (1814-1885), come ricorda la lapide appostavi il 1914, si arriva a piazza Tribunali,
sul colle Triglio, ove sorge il
maestoso edificio già adibito a Corte di Giustizia
e carcere ,
ed ora in via di restauro a cura della Soprintendenza per essere destinato a sede museale polivalente.
Esso venne eretto a spese dei fratelli Bartolo ed Ascanio Arnone ai primi del XVI secolo: nel 1558,
quando ancora era in fase di completamento, fu ceduto al Fisco per essere adibito, sin dall'inizio
(e non due secoli dopo come molti scrittori superficialmente ripetono),a carcere e Regia Udienza,
praticamente le funzioni che ha continuato a svolgere sino al 1980. All'interno,
maestoso androne con volta a botte e grande pittura murale con lo stemma del Reame di Napoli (1755).

Il palazzo a appare oggi privo dell'ultimo piano, ove erano l'abitazione del Preside della Provincia ed
il Grande Archivio Generale di Giustizia, crollato nel terremoto del 1854. A destra del portone d'ingresso,
lapide (1899) in memoria dei Martiri Cosentini della rivoluzione partenopea del 1799.
Nella zona circostante, sono da segnalare: in lato, l'ottocentesca villa Rendano ,
finalmente in fase di ripristino, che fu dimora per diversi anni dell'illustre artista Alfonso
(1853-1931: compositore e pianista eccelso, godette della stima e dell'amicizia dei più grandi musicisti
del suo tempo, da Franz Liszt ad Anton Rubinstein, e fu anche inventore del "terzo pedale indipendente"
del pianoforte); a destra, i ruderi del Covento di S. Teresa dei PP. Carmelitani Scalzi (1645;
soppresso nel 1783, fu poi ospizio, orfanotrofio, e scuola).
Si scende quindi per via Tribunali, sulla quale si trova la Chiesa di S. Croce
(o della Madonna di Costantinopoli) e Monastero delle Domenicane ,
nella quale sono il sepolcro dell'Arcivescovo Brancaccio (1725) e diverse tele dei sec. XIX-XXX.
Pochi metri più in giù, si ha di fronte il ponte di S. Maria - detto di S. Francesco - sul Crati,
costruito nel 1914 al posto dell'antico in tufo realizzato nel 1541 (attr.: Mario Borretti)
sulle basi di quello duecentesco; immediatamente a sinistra, la piccola piazza Tommaso Ortale
(grande penalista e patriota, difese i Fratelli Bandiera, fu Sindaco di Cosenza e deputato;
nacque a Marzi, in provincia, il 1802, e morì il 1854). In essa sorge la
Chiesa dei SS. Stefano e Lorenzo
, già dei PP. Teatini, e poi anche di S. Gaetano, appellattivo unico con la quale è nota. Originariamente
(sec. XVI) Chiesa "di S. Leonardo Nuovo", ha un buon portale tufaceo del 1600, opera tipica dei lapicidi
di Val di Crati; l'interno non offre grandi motivi d'interesse. Sull'altare maggiore, dipinto
"Sacra Famiglia" di anonimo napoletano della prima metà del sec. XVII (G. Imparato?),
con buone intonazioni cromatiche.
Contiguo, con entrata su via Giuseppe Marini Serra (già "via Garrubba", dedicata nel 1897 al celebre
avvocato, originario di Dipignano, 1801-1862), si trova
l'Oratorio del Suffragio,
, appartenente all'omonima
Congregazione, risalente al 1652: l'interno aveva un soffitto fastosamente gonfio di intagli dorati sul
tipo neoplateresco spaguolo e lungo

le pareti, dipinti ad olio con scene della vita della Vergine
(rimane solo una "Adorazione dei Magi"). E' andato perduto anche l'altare principale con opulento fastigio
ligneo, lavorato in una profusione aggrovigliata di fiori e foglie, e larga trabeazione con colonne.