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Natura di Calabria

Le Rocche di Natile, Parco Nazionale d'Aspromonte
 

PIETRA CAPPA

Tipica nel parco nazionale d’Aspromonte è la presenza delle “pietre”, grossi e grandi conglomerati rocciosi a cui il vento e l’acqua hanno dato forme particolari, meritando nomi altrettanto particolari come per la maestosa pietra Cappa situata sul versante orientale del parco, dove funge da confine tra i comuni di Careri e San Luca.
Questo monolite sovrastante il paese di Natile Superiore, è una tra le migliori rarità perfettamente conservate e presenti sul nostro territorio, occupa circa 4 ettari di terreno e con i suoi 140m di altezza risulta il più grande d’Europa.
Pietra Cappa, rocche Castello, pietra Lunga, pietra San Pietro, pietra Tonda e pietra Drione (‘Ndriuni) hanno fatto assegnare alla valle che le ospita il nome di Valle delle Grandi Pietre, raggiungibile attraverso sentieri in salita, tra eriche, lentisco, mirto, corbezzolo, castagno, lecci, cespugli di menta e di origano.
Altra presenza significativa in Aspromonte sono le fiumare, corsi d'acqua senza sorgente che, a causa della brevità del loro percorso e dalla considerevole pendenza, assumono carattere torrentizio ed hanno una notevole capacità di erosione.
Dalla suddetta pietra (839 metri s.l.m.) si possono ammirare molti panorami: tutti i paesi marini ed interni, presenti sulla ionica da Bianco a Roccella, tutta la vallata della fiumara Careri, scorci della valle di Polsi, e, più vicine, le Rocche di San Pietro.
Secondo le stagioni, si possono osservare vari uccelli da “passo” ma un occhio di riguardo va al falco pellegrino, che proprio su pietra Cappa nidifica e che, con un pò di fortuna, lo si può ammirare in volo o nei pressi delle pareti rocciose.
Oltre 5000 sono stati i visitatori provenienti da ogni parte d’Italia e dal nostro continente, per ammirare le bellezze del paesaggio e la forma del dominante monolite d’arenaria; pietra Cappa è stata ripetutamente fotografata, visitata, scalata, fino a divenire, nei rotocalchi nazionali, emblema dell’intero Aspromonte.
Le origini di questo masso gigantesco sono antichissime, precedenti a quelle della nostra penisola.
Negli antichi documenti medioevali si legge di pietra Gauca ovvero pietra vuota, un toponimo riconducibile non solo a pietra Cappa ma a tutta la zona circostante, contraddistinta da insediamenti rupestri, e piena di piccole rocce, con grotte ed anfratti che richiamano alla mente paesaggi della Cappadocia (storica regione dell'Asia Minore caratterizzata da numerose meteore).
L’etimologia relativa alla pietra, infatti, fa riferimento alla “cavità” interna, facendo derivare il nome da “coppa rovesciata” (ecco quindi spiegata la denominazione dell’odierna pietra ‘Cappa’).
Il massiccio d’Aspromonte (tradizionalmente configurato come una piramide), unitamente alla Sila e alle Serre ‘San Bruno’, fa parte di quelle che i geologi definiscono le “Alpi Calabresi”, i rilievi, infatti, sono costituiti in prevalenza da un gruppo di rocce metamorfiche, comprendenti piccole parti granitiche cristalline, diverse dal calcare dolomitico dell’Appennino centro-meridionale, e circondati da roccia di tipo sedimentario.
Il parco Nazionale d’Aspromonte presenta un paesaggio eterogeneo, prodotto dall'erosione dei sostrati sedimentari, che finisce a mare formando coste per lo più sabbiose.
Alla foce il terreno è costituito prevalentemente da sabbia, ghiaia e ciottoli, il letto alquanto largo è ricoperto, d'estate da vegetazione spontanea, mentre a monte ci sono valloni scavati dal violento fluire dell'acqua.
La sua parte alta, è nota per i numerosi piani separati da ripide scarpate, ed è caratterizzata da gneiss, micascisti, e graniti ricoperti da conglomerati e marne che scendono giù fino al mare.
Da pietra San Pietro osservando attentamente la vicina pietra Cappa si distingue un’impronta nella roccia, con le somiglianze di un corpo umano, ma dalle dimensioni assai più grandi.
A questa figura è attribuita un’antica leggenda: pare che al tempo di Gesù, durante il suo peregrinaggio, giunse in Calabria, e mentre meditava su pietra San Pietro, venne assalito dal demonio, il quale iniziò una dura persecuzione…
Il Signore però non cadde in tentazione e si liberò dal male con il solo segno della Croce; la leggenda narra che il diavolo, intollerante del divino segno, venne scaraventato violentemente contro pietra Cappa, lasciando così un’impronta resistente al tempo, e che quindi è possibile ammirare ancora oggi!

 
 



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Pietra Cappa, di Antonio Catanzariti

Un piccolo grande fiume: il Battendiero, di Nicola Perrelli

Le foto del Battendiero

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