A partire dal 1956 la Bagnante è un tema ricorrente nella scultura di Emilio Greco, che si ricollega alle veneri e i nudi femminili nell’arte di tutti i tempi. Certamente i debiti maggiori vanno cercati nei confronti dell’arte classica a cui l’artista guarda con dichiarata attenzione. Dalla veneri preistoriche, stilizzate e formose, alle Afroditi greche perfette e sinuose, alle baccanali romane, eleganti e seduttive, Greco dimostra di conoscere bene la lezione antica dei cantori delle bellezze muliebri, attingendo ad un repertorio storico vario e convergente.
Studia la classicità e tutti i classicismi successivi, con un occhio all’arcaismo e un altro alla modernità; da Botticelli e dalla sua Primavera sintetizza il portamento delle Tre Grazie e la gestualità della Flora, vi abbina la torsione della Galatea di Raffaello, le andature sicure di Guido Reni, ma anche la magia simbolista della Salomè di Moreau, la sensualità dei nudi di Renoir, la geometria anatomica delle Bagnanti di Picasso.
Il corpo della donna ritratta si pone dritto, in un accenno di passi, con movenze teatrali in uno spazio statico e con una mimica controllata.
La figura femminile per Greco è un immagine ideale, che attraversa la storia e che si rinnova in sembianze moderne assumendo l’aspetto di una ragazza qualunque di oggi, in una spiaggia assolata, dischiusa nella propria adolescenziale bellezza.
La Bagnante è la versione moderna della Venere, simbolo del fascino e dell’amore, che lega la sua genesi al mare, all’acqua, elemento primordiale da cui la leggenda vuole che sia nata.
L’immagine della donna-venere racchiude due identità: l’Amore celeste e l’Amore volgare di Platone o l’Amor sacro e l’Amor profano immortalato da Tiziano, in cui la nudità rappresenta proprio l’Amore spirituale (Venere Urania). Ma la donna è anche la madre universale, la terra-madre, l’origine della vita.
La Grande Bagnante n 2 è stata donata da Carlo F. Bilotti al Museo all’aperto di Cosenza, in cui è collocata a Largo Lisa Bilotti.
Un calco della stessa statua in bronzo è nella collezione permanente del Musée des Beaux Arts di Bruxelles. L’opera fa pendant con la Bagnante del 1959 donata nel 2004 sempre da Bilotti alla cosentina Galleria Nazionale di Palazzo Arnone.
Tonino Sicoli |