Il tipo di lesioni riscontrate su un tempio lascia presumere che un sisma, intorno al II secolo d.C., abbia dato inizio al tracollo della città romana. Anche se Blanda fu, in seguito, sede d’un vescovado di cui si fa memoria fino al secolo VIII. Ma, divenuta feudo longobardo e quindi minacciata dalle continue incursioni saracene, a partire dal secolo IX l’antica cittadella del Palècastro si spopolò del tutto; e la sua gente migrò verso l’interno per fondare la città nuova di Tortora.
Della vecchia Blanda resta oggi l’impianto, che si profila inciso sul colle del Palècastro e che presenta continue novità, come una domus rinvenuta di recente sul lato occidentale del pianoro. Mentre talune opere d’arte, come la fronte d’un sarcofago strigilato dei primi tempi del IV secolo d.C., hanno trovato un’adeguata sistemazione nella Mostra Permanente di Palazzo Casapesenna a Tortora.
Un modo giusto per unire insieme il passato ed il presente d’un solo territorio; per farci intendere che il futuro della storia è proteso tutto nel domani.
Riproduzioni da: E. Greco – G. F. La Torre, Blanda Laos Cerillae, Salerno, 1999
Tratto da: Carlo Andreoli, ‘Arte in Riviera’, Paola, 2008