Altro preparato benaugurale era il pane di Natale (1), dedicato al capo famiglia (2) La panificazione si effettuava in casa ed era occasione di festa. Un tempo, anche il più misero panificava in quei giorni. Lo si evidenziava, dicendo che perfino i morti vi si impegnavano, levandosi dalle tombe:
A Pasqua ed a Natali si sùsin "i mùorti a far"u pani (3).
Sul pane, prima di infornarlo, si poneva una croce di pasta per la lunghezza del diametro. Altri vi poneva una delimitazione, anch'essa di pasta, lungo l'orlo. Altri ancora modellava, nella parte superiore (faccia), fiori, foglie, uccelli, due mani che si stringono - evidente simbolo della solidarietà -, un pupazzetto, simboleggiante il Bambino. I "natalisi" venivano "annumàti", se ne designava cioè l'appartenenza ai singoli componenti della famiglia, per trarne presagio. La bontà della lievitazione e della cottura del pane faceva trarre, infatti, più o meno buoni auspici per la famiglia ed i singoli componenti. Anche in questo vi è l'alone magico, sotteso ad impegno e puntigliosità da parte della massaia, per la buona riuscita di questo principale alimento. Altra forma di pane natalizio era il "cullùru" o "collàcciu": si intrecciavano due grossi cilindri di pasta e si univano a forma di cerchio. Anche su questo si ponevano i simboli surriportati.
(1) Questo pane veniva detto "natalisi" e a Lago "massaru".
(2) Il pane preparato per la Pasqua era dedicato alla moglie.
(3) A Pasqua ed a Natale / si levano dalle tombe perfino i morti per panificare.