
Come i Latini ricordavano la presenza nel Lazio di Saturno, dio dell'agricoltura, festeggiandolo nei Saturnali nel solstizio d'inverno, così i contadini calabresi hanno accolto le festività della fede cristiana mantenendo forme rituali provenienti dal mondo classico. Anche le antiche Sigillarie, sacre a Giano, l'antico dio italico del Sole, e le Agonalia, festività celebrate nei primi giorni del mese di gennaio e con forti connotazioni orgiastiche, hanno lasciato un segno nel mondo contadino. Saturno e Giano sono le divinità dell'età dell'oro, quando secondo le leggende la terra produceva spontaneamente ogni cosa, nei fiumi scorreva latte, i tronchi degli alberi stillavano miele, gli animali non temevano gli esseri umani. Per un popolo costretto a strappare con grande fatica i doni della terra, i momenti festivi del solstizio d'inverno rappresentavano l'occasione per ribadire il legame con la divinità, proiettando in una visione di dono e di festa le speranze per i successivi raccolti. Durante il Natale, nelle famiglie contadine si consacrava il fuoco e si benedicevano le mense: in alcuni paesi si usava lavorare pani rituali a forma di croce e di corona, a volte a forma di animali come gli antichi pani usati nei sacrifici. La notte di Natale è la notte della magia, della trasformazione, la notte in cui si possono trasferire le parole delle formule magiche, degli scongiuri usati contro il malocchio. Nel villaggio di Grimaldi alla mezzanotte di Natale veniva attinta alla fontana l'acqua, capace di allontanare qualunque male e di portare ricchezza e felicità, tanto che le donne che vi si recavano a quell'ora dovevano far finta di non riconoscersi e si coprivano d'un panno nero senza proferire parola con alcuno. Se queste prescrizioni rituali non erano ottemperate, l’acqua muta, questo è il nome che si dava all'acqua magica di Natale, perdeva ogni potere. Ogni famiglia contadina non toglie le vivande dalla mensa della vigilia di Natale, credendo che dopo mezzanotte scenda la Madonna col Bambino, mangi il cibo sulla tavola e asciughi al fuoco i pannolini di Gesù. La notte del solstizio è una notte magica perché le divinità scendono sulla terra, ma i mortali non possono vederle, altrimenti correrebbero dei rischi terribili, come l'indovino Tiresia, divenuto cieco dopo aver scorto Atena nel bagno. Un'altra credenza di origine antichissima è quella che vuole che gli animali, una volta l’anno, abbiano il dono della parola. In alcuni paesi si crede che ciò avvenga la notte dell’Epifania, tanto che contadini e pastori danno da mangiare in abbondanza ai loro animali, temendo che essi, una volta in grado di parlare, possano accusare i loro padroni di essere avari.
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