I segni naturali e le agitazioni improvvise e involontarie del corpo sono stati considerati degli strumenti attraverso i quali interpretare il volere delle divinità o conoscere l'avvenire; come nella divinazione palmica dei Greci, anche i calabresi attraverso i movimenti dell'occhio, gli sbadigli, gli starnuti, interpretano il futuro, si accorgono del malocchio. Sono molti i proverbi che sintetizzano il significato dei movimenti involontari del corpo:
«uocchiu destru, collera prestu» (Acri);
«Mancu joca francu» (Altomonte);
«uocchiu destru contrastu, uocchiu mancu speranza» (Marzi);
conferendo un valore positivo o negativo agli sguardi o ai battiti involontari dell'occhio. Anche l'apparire del singhiozzo assume un valore di divinazione («s'edi a bene trattene, s'edi a male vavattinne») interpretando come buono o cattivo presagio il perdurare o l'arrestarsi del fenomeno. Quando un individuo sbadiglia frequentemente è segno che è stato colpito dal malocchio; la “magara” o la donna esperta in pratiche magiche è in grado di conoscere il sesso di chi ha gettato il malocchio sul malcapitato e se gli viene fornito un oggetto appartenente all'invidioso iettatore, comincia lei stessa a sbadigliare senza mai fermarsi, fin quando non viene pronunciato il suo nome. Un'altra pratica divinatoria assai antica è l’interpretazione dei sogni. Spesso sono i morti a svelare il futuro, a volte sognare particolari oggetti o situazioni di cui si conoscono i significati, aiuta a conoscere quello che il destino riserva. L'uva significa lacrime e dispiacere, le uova morte di una persona cara, i garofani in boccio morte dei bambini, gli alberi cadenti la perdita del capofamiglia, l'acqua torbida intrighi e maldicenze, la morte di una persona cara significa il prolungamento della sua vita, la vista di un incendio, di una tomba, dì sangue, di oro ha il significato di eventi luttuosi. A Rossano, per scongiurare il cattivo augurio di un sogno, si recita a mo' di scongiuro un verso in cui si cerca la fiducia di san Giovanni:
“Chi beddu sonnu chi m 'haju sonnatu!
A Santu Giovanni ci I 'haju cuntatu:
Santu Giuvanni l'ha cuntatu a Cristu,
Chi beddu sonnu chi è statu chistu!”
Probabilmente san Giovanni, entrato nella religione popolare nel suo significato di divinità legata al solstizio estivo, proprio per il suo carattere di solarità è deputato a sciogliere gli incubi della notte; come i Romani narravano i loro sogni a Vesta, simbolo del fuoco, perché credevano che i fenomeni notturni dovessero essere interpretati al chiarore della luce, così nel mondo popolare calabrese san Giovanni svolge la funzione positiva di equilibrio verso tutto ciò che è notturno e instabile.
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