U’ Capillàru passa, cagnàtivi ì capilli !- Tra gli stretti vicoli della nostra Morano, s’udiva gridare a squarciagola.Il vicinato fino ad allora tranquillo,quasi deserto,s’animava d’incanto e le comari, alla spicciolata,uscivano dalle loro case per fare capannello attorno all’ambulante.Ognuna di esse,portava dentro uno scatolino,batuffoli di capelli,caduti sul campo delle severe “strigliate” mattutine.Per noi ragazzi,le scaramucce verbali urlate in dialetti quasi cugini,rappresentavano il massimo della goduria,per i litigi che ne scaturivano e per le allusioni piccanti e molto colorite. C’era infatti sempre qualche donna che pretendeva scambi impossibili , ed era sempre gelosa del trattamento riservato alle altre. A questo punto solitamente, scoppiava qualche litigio tra le donne, che se ne cantavano di tutti i colori. Imprecando, " ù capillaru " diventato ormai nervosissimo,con un gesto brusco, toglieva i capelli dalle mani delle sghignazzanti comari, e ripromettendosi di non passare più da quel vicinato, dava loro qualche oggetto corrispondente (sempre casalinghi) alla quantità di capelli ricevuta. Terminati gli scambi “importanti”, i ragazzini fino ad allora spettatori, chiedevano alle loro mamme qualche palloncino, ed erano pianti e arrivavano anche le botte come grandine a cielo sereno, per calmare i ragazzini in lacrime. U’ capillaru invitava allora le mamme dei piangenti ad aggiungere qualche dieci lire oppure un altro po’ di capelli, per accontentare i piccoli, e se queste rifiutavano, a volte il palloncino lo regalava lui. Calato il sipario sulle trattative,l’uomo sempre abbastanza trasandato, si caricava il “cestone” a tracolla, e i ragazzi e le donne l’aiutavano a scomparire sotto la mercanzia (si vedeva solo la testa); mentre s’allontanava tra i tortuosi vicoli, il suo grido come un lamento, ancora risuonava per le “vaneddre”di Morano: " ù capillaru passa cagnativi ì capìlli! " Poi tutto ricominciava uguale in un altro vicinato.
Contributo del ns. collaboratore Mario De Rosa