|
Agli inizi del '600 il panorama politico, economico e sociale della Calabria si colora di tinte più fosche a causa di epidemie, terremoti, inondazioni, pestilenze, carestie che accelerano e aggravano quel moto di decadenza già in atto.
Tra tanta desolazione si alza imperiosa e forte una voce di ribellione - quella di frà Tommaso Campanella - nato a Stilo il 1568 e morto a Parigi il 1639 - Campanella é contro la tirannide aristotelica a cui contrappone un naturalismo di origine telesiana e ancora di più contro la tirannide Spagnola a cui contrappone la sua <<Città del Sole>>. |
Il Cristo Fulminante,
M. Preti |
|
Spirito vigoroso, bizzarro, ardente, vero calabrese, cerca di realizzare il proprio pensiero nell'azione organizzando una rivolta contro il vicereame spagnolo. I1 fallimento dell'impresa gli costò lunghi anni di carcere e le sofferenze della tortura. Le sue poesie lontane dalla ricercatezza barocca, in metro rozzo ma vigoroso, esprimono la sua ribellione a un mondo desolato e deserto ed il suo desiderio di riscatto, di rinnovamento, di pace e di giustizia.
Per il resto la poesia del '600 si dibatte tra Petrarchismo e marinismo. A questi due filoni se ne aggiunge un altro più genuino: quello della poesia dialettale. Essa esprime nella sua immediatezza e spontaneità motivi popolari, giocosi, scherzosi che si contrappongono a quel tema di muto e rassegnato dolore proprio dall'anima calabrese. Degno rappresentante é Domenico Piro conosciuto col nome di <<Duonnu Pantu>> (Aprigliano 1665-1699). La sua poesia é estremamente licenziosa, boccaccesca ed é causa di meraviglia se si pensa che era un prete.
Fra gli storici e i letterati in genere di questo periodo bisogna ricordare l'economista Antonio Serra di Cosenza che per essersi interessato ai problemi del Mezzogiorno é considerato - come ha detto Benedetto Croce - uno dei più validi pionieri della <<Questione Meridionale>>.
In arte il Barocco segna il suo trionfo. Tale stile, ad eccezione del grande pittore Mattia Preti (Taverna 1615 - La Valletta 1699), non ha interpreti vigorosi ed originali.
Il Preti, chiamato anche <<Il Cavalier Calabrese>> perché investito dell'ordine dei Cavalieri di Malta, porta nella pittura italiana una ventata purificatrice di vera e grande arte, superando il manierismo imperante che ricalcava ormai stancamente i modelli dei grandi del '400 e del '500. Nello stesso tempo é il più grande pittore calabrese. Spirito irrequieto, trascorre anni avventurosi di apprendistato e di vagabondaggio a Napoli, Roma, Venezia e Bologna, maturo si ritira a La Valletta dove lascia traccia indelebile del suo talento. Gran parte delle sue opere sono conservate a Roma, Napoli, Malta e in qualche altra città europea.
In Calabria si possono ammirare alcuni affreschi a Soriano e il <<Cristo fulminante>> con altri quadri nella chiesa di S. Domenico della nativa Taverna. Accanto a questa singolare personalità, artisti minori danno, con le loro opere più modeste, un valido contributo alla terra bruzia. Architetti, come Domenico Marincola di Catanzaro, Francesco Grimaldi di Oppido Mamertina ed altri, sono intenti non solo alla costruzione di conventi e santuari, ma soprattutto ad opere militari come torri di vedetta, castelli, mura, fortilizi, per difendere le popolazioni dalle incursioni turche. In questo periodo sorgono il castello di Fiumefreddo Bruzio e quello di Crotone. Lo scultore Cosimo Fanzaga, discepolo di Bernini, venuto in Calabria, adorna con le sue creazioni marmoree e bronzee la Certosa di Serra S. Bruno, i santuari di Soriano, Morano e Catanzaro.
Ad opera di artigiani di Serra, Vibo Valentia, Rossano, Cosenza, ecc. chiese e santuari si arricchiscono di opere lignee come cori, confessionali, pulpiti, altari, balaustre e crocifissi. Bellissimo il <<Cristo Nero>> del santuario della Riforma di Cutro, opera di frate Umile di Petralia, e il <<Cristo Morto>> della chiesa dell'Osservanza di Catanzaro di frate Giovanni di Reggio Calabria.
Larga fama hanno pure i damaschi ed i velluti di seta di Catanzaro, i tappeti di Longobucco e le ceramiche di Squillace. |