Dopo un lungo periodo di silenzio furono pubblicate:
"Non hanno più suono le parole" 1972 liriche; "Curva minore", 1977. (Poesia elegante in cui non mancano i richiami al suo paese natio).
"Sdraiati ci rivuole il Talagone lungo il suo margine fresco"; "Ecco salire i contadini di Pendino a gruppo"; "Taccuino balcanico", 1977; "Il paese del Drago", prima parte 1981. Nel sottotitolo dell'opera si legge: "Motivi paesani, sociali e biografici in un libro che ricorda ed evoca aspetti della vita di un paese del Sud. Tipi, figure e situazioni in un'epoca detta sorpassata dal consumismo degradante. Una lettura asciutta che riporta alle origini alla terra e alla dolce infanzia; "Curva minore 2", 1982-liriche (contiene la "Casa di Teresa"e "A Cecco" tenero componimento dedicato al suo amico d'infanzia C. Simonetti).
"Il paese del Drago 2" -1986, racconta i soliti temi cari all'autore sociali paesaggistici e autobiografici.
"Ripigliamoci il tempo", 1986 liriche.
Vittorio Torchia è morto il 14 gennaio 1991.
In vita non rimase insensibile a problematiche sociali, politiche ed ambientali. Nel 1948 aderì al movimento federalista europeo di Altiero Spinelli e collaborò al periodico "Italia europea ".
A Taormina, dove si stabilì, indirizzò il suo impegno politico e civile alla salvaguardia del territorio e dei beni culturali del paesaggio. Nel campo culturale collaborò a diverse riviste nazionali e regionali come "Calabria letteraria" del prof. E. Frangella.
Nel 1982 è stato finalista al premio Gela.
Nel 1985 gli é stato assegnato il premio alla cultura del Consiglio dei Ministri.
Vittorio Torchia si può considerare un romantico, un moderno Virgilio che ha cantato il lavoro, i campi e gli uomini della sua Francavilla. I numerosi "bozzetti" francavillesi immortalati dalla sua penna suscitano ancora nel sensibile lettore emozioni e nostalgie.
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