La proclamazione a Santo di Padre Gaetano Catanoso ha segnato una data indelebile nella millenaria storia della Chiesa reggina.
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| Padre Catanoso |
Alla guarigione miracolosa di una Suora Veronica, che il 4 maggio 1997 ha confermato l’eroicità delle virtù del servo di Dio, è seguito l’altro evento scientificamente inspiegabile della signora Anna Pangallo, ristabilitasi dopo essere stata in coma per una rara forma di meningite. Così, dopo la beatificazione operata da Giovanni Paolo II Il Grande, il suo successore Ratzinger ha decretato la canonizzazione di Catanoso.
Ritengo superfluo soffermarmi a lungo sull’eccezionale figura del nostro conterraneo, assurto all’onore degli altari a motivo della sua umiltà e della totale dedizione di sé al prossimo, anche se per la prima volta ad un semplice prete diocesano è stato riconosciuto un carisma testimoniato e vissuto fin dalle origini.
Gaetano Catanoso nacque a Chorio di S. Lorenzo (RC) il 14 febbraio 1879 e, compiuti gli studi seminaristici, venne ordinato sacerdote agli inizi del secolo. Nel giorno della sua prima Messa, il 20 settembre 1902, ha reso noto nel ricordino (anche in mio possesso) - distribuito a parenti e amici chiamati a far parte della festa - il programma che avrebbe osservato per tutta la vita: «O buon Gesù..., la gioia ineffabile, che oggi inonda l’animo mio, non venga mai meno, sì che io resti acceso del tuo divino amore, e mi conservi sempre tuo degno ministro, sino alla morte».
Per due anni fu nominato Prefetto d’Ordine in seminario, quindi parroco a Pentidattilo, zona molto disagiata, dove rimase per 17 anni sino al maggio 1921. Qui, come ricorda Mons. Aurelio Sorrentino nel dimostrare la fermezza di carattere del Padre, si verificò un caso di manzoniana memoria. Nella casa canonica si presentò un delinquente per intimargli di non celebrare all’indomani un matrimonio. Ma Catanoso sostenne che avrebbe compiuto il suo dovere ad ogni costo e, incredibile ma vero, la sera dello stesso giorno l’uomo che lo aveva minacciato, vinto dal rimorso, tornò a chiedere perdono.
Nel centro della zona ionica il sacerdote intraprese un’intensa missione spirituale ed una lodevole opera di promozione umana e sociale. Visitava e stava vicino alle famiglie, senza pretendere nulla per i matrimoni e le esequie; col catechismo insegnava ai bambini a leggere e scrivere; per i giovani che non |